Falling water Costruita tra il 1936 e il 1939 la casa sulla cascata è l'opera più nota di Frank Lloyd Wright e la più emblematica di tutta l'architettura organica. La costruzione sorge in una località detta Bear Run (Penn.), ricca di alberi, di rocce, di cascate e torrenti e fu inserita parallelamente al torrente che dà il nome all'intera zona proprio nel punto in cui scende in esso dal declivio sovrastante una cascata. Al piano principale ed al lato del camino, fulcro dell'intera composizione , vi è il grande soggiorno aperto verso sud, fiancheggiato da due terrazze; sul suo angolo ad est c'è l'ingresso al quale segue la scala che porta ai piani superiori, quindi una piccola zona per il pranzo e la cucina Questa sequenza di locali occupa tutto il lato nord dell'edificio che da questa parte poggia e s'incastra nel blocco roccioso. Dal soggiorno con una grande scala si scende al basamento dell'edificio dove dall'acqua della cascata emergono sagomati sostegni di cemento ed altri elementi portanti formati da blocchi di pietra. Tra gli elementi più significativi del piano del soggiorno è la piccola terrazza disposta sul lato ovest che, essendo libera su tre lati , accentua la volumetria dinamica della fascia piena orizzontale della prima balaustra. Al piano superiore lo spazio della parte coperta della casa si restringe lungo l'asse nord-sud tanto da contenere tre camere da letto coi relativi bagni; ciascuna di esse si apre su una terrazza. Al terzo piano vi è una sola camera da letto, un bagno ed ancora una terrazza. I tre piani della casa si arretrano gradualmente verso il costone roccioso, in maniera tale che le terrazze di ciascuno risultano nella loro maggiore dimensione normali alle terrazza dei corpi sottostanti. In questo modo, tenendo fisso il fulcro del camino, il succedersi dei piani, appena descritto, equivale ad un continuo incrociarsi di un volume sull'altro. Dell' andamento cruciforme, però, nella casa Kaufmann, rimane solo, per così dire, il sistema, ma non la morfologia; infatti pur assistendo ad un continuo incrociarsi di volumi e di piani, nulla presenta la vera e propria forma di una croce, sia perchè questo incontrarsi a 90 gradi degli elementi avviene a diversi livelli, sia perchè aggetti e rientranze sono del tutto imprevedibili, riflettendo un movimento di contrazione ed espansione che è proprio alla "logica" interna di questo eccezionale organismo. Oltre a quello dell'incrocio spaziale esistono altri due elementi che costituiscono la logica compositiva dell'opera di Wright. Il primo è quello di una progettazione che procede dall'interno verso l'esterno, reso più evidente dal libero affermarsi di ciascun ambiente; il secondo è quello dell'integrarsi dell'edificio con un particolare ambiente naturale. I due principi danno luogo ad una profonda tensione fra il massimo grado di libertà degli elementi artificiali ed il massimo vincolo di quelli naturali. La dissimmetria dei corpi, lo slittamento dei volumi e dei piani riflettono ed esaltano l'organico "disordine" della natura. Il rapporto tra la casa e la natura non è brutale, ma è sottile come un incontro fluido. Wright lascia che la natura faccia il suo gioco: che le acque penetrino fin dentro casa attaccando i muri di pietra delle fondazioni, che gli alberi invadano coi loro rami gli spazi vuoti tra le terrazze fortemente sporgenti. Poi con un gesto, lo stesso Wright rovescia la situazione: dal nodo plastico in pietra scattano in tutte le direzioni i piani geometrici delle terrazze violando così lo spazio della foresta. Ora è la civiltà con la sua geometria e la sua tecnica, che conduce la partita: domina gli alberi folti e le acque tumultuanti. Il racconto di Edgar Kaufmann Jr. : "E' trascorso un quarto di secolo da quando Frank Ll. Wright progettò "Falling water" ; e da allora questa casa ha suscitato un entusiasmo sempre crescente. Chi ammira l'opera di Wright la pone tra i suoi capolavori. Chi ha vissuto nella casa, la giudica come un luogo comodo e flessibile, una creazione spaziale sempre nuova nel mutare della natura e nella diversità delle reazioni umane: posso testimoniarlo. Gli inizi di "Bear Run" (come i proprietari hanno chiamato sia la casa che il fondo che la circonda) possono farsi risalire alla grande crisi economica che segna uno spartiacque nella vita americana, nel 1929 e negli anni seguenti. La famiglia Kaufmann aveva acquistato circa 1600 acri (640 ettari) sui quali sorgeva un certo numero di edifici più o meno grandi, in legno. Questa proprietà, che un tempo era stata posseduta e amministrata da George Washington e da suo fratello, avrebbe dovuto essere destinata alle vacanze dei dipendenti, che avrebbero pagato una somma puramente simbolica. Le scuole erano scarsissime e difficili da raggiungere; l'attività agricola ardua. La nuova autostrada portò nuova vitalità. La nostra famiglia (a quel tempo lavoravo nella ditta) decise di trasferirsi in un altro punto della proprietà, che ora si poteva raggiungere molto più facilmente in macchina, e di costruirsi una casa atta a un soggiorno in qualsiasi stagione. Non vi era dubbio che era Wright, l'architetto che volevamo e infatti, su nostro invito, venne a visitare il luogo. Le montagne esibirono in suo onore il loro miglior repertorio, sole, pioggia e grandine alternativamente; il torrente era in piena e tuonavano le cascate. Wright passò da noi l'intera giornata, e chiese che si facesse un rilievo accurato del terreno intorno alle cascate, che era chiaramente il centro della consueta vita sul luogo; vi si dovevano segnare esattamente i principali macigni e gli alberi più alti. Poche settimane dopo ricevemmo i primi schizzi della casa: rispetto ad essi la realizzazione fu ben poco diversa. Era sorprendente: la casa non guardava le cascate: stava sopra di esse. Immaginare cosa ne sarebbe uscito era impossibile. Fortunatamente avevamo fiducia nell'architetto; e mio padre, che amava edificare, era convinto di essere capace di ridurre i costi senza dover usare materiali scadenti. Dicemmo a Wright di mettere mano all'esecutivo. Vennero i disegni, si chiesero vari preventivi, si domandò il parere degli ingegneri: l'architettura di Wright usava i parapetti ai bordi dei solai di cemento come travi portanti, non come pesi morti. I tecnici assicurarono mio padre che la casa non si sarebbe retta. Questi pareri furono inviati a Wright, e, dopo la sua esplosiva risposta, si decise ad avvolgerli in bende come mummie, e di seppellirli selennemente sotto la pietra angolare della casa. In realtà sono ancora là, murati entro una parete del soggiorno. Nel frattempo la famiglia intera esaminava i disegni centimetro per centimetro. Vennero modificati alcuni particolari,e due elementi vennero molto discussi, uno in particolare dopo che furono pervenute le offerte delle imprese: le scale che portavano dal soggiorno al torrente costituivano una complicazione stravagante e non necessaria. Interferivano con una delle travi principali in cemento armato nel solaio del soggiorno, esigevano un involucro vetrato apribile molto complicato, simile a quello di un boccaporto, e non portavano da nessuna parte. Fortunatamente riuscii a persuadere mio padre a mantenerle. Su un'altra cosa la famiglia era unanime. Sul lato est, quello d'ingresso, al livello della stanza da letto padronale, Wright aveva disegnato un sostegno fantasioso, alla giapponese, per un tetto su una delle terrazze. Fu il solo ed unico elemento che criticammo dal punto di vista estetico, e Wright, molto cortesemente, lo cambiò senza battere ciglio: ma a lungo andare doveva provocare qualche seccatura. Forse perchè tutte le nostre richieste a Wright erano di carattere pratico, e non estetico. Nonostante questo tutte le nostre richieste furono portate a termine dallo stesso Wright. Verso la fine dello stesso anno (1936) in cui Wright aveva steso i disegni, si diede inizio alla costruzione, con il piccolo ponte sul corso d'acqua. Wright manteneva sempre uno o più dei suoi apprendisti sul cantiere; veniva egli stesso circa una volta al mese durante la stagione propizia ai lavori. Il ponte venne male eseguito, e fu perciò smantellato. Nella primavera seguente ricostruito, questa volta con buon esito; gli operai cominciavano a sveltire il lavoro. L'impresario che gestiva i lavori era un incompetente di pochissima fiducia. Cominciò subito col costruire tutte le casseforme al livello stesso previsto per il cemento, senza lasciar nulla per l'assestamento di esso che si sarebbe verificato dopo la rimozione delle cassaforme stesse. Nè il rappresentante di Wright, nè noi stessi ne sapevamo di più. Ne sono risultate, in tutta la casa, linee inclinate che avrebbero potuto essere dritte. Queste deviazioni dall'orizzontale sono scarsamente avvertibili a occhi inesperti, ma negli architetti hanno probabilmente suscitato perplessità ed equivoci. Tra i contributi dell'impresario alla nostra casa vanno ricordati l'inclusione di grossi pezzi di legno, lasciati nel cemento durante la colata, una pessima disposizione dei tondini, cattive miscele del cemento stesso. L'errore più grave di questo impresario, però, fu quello di lasciare senza alcuna protezione contro le intemperie il materiale isolante, e di metterlo poi in opera ancor umido sui solai cementizi dei pavimenti e del tetto, lasciando così larghe tasche piene di umidità che determinarono numerose crepe. Nel frattempo la casa cominciava a sorgere man mano. Wright fissò la grande massa del camino direttamente su un grosso macigno, la cui faccia superiore divenne la pietra del focolare del soggiorno, sopraelevata rispetto al pavimento finito. Intorno a questo punto Wright proiettò i suoi spazi: verso sud il soggiorno, a sbalzo sulla cascata; verso est l'ingresso; verso ovest la cucina; verso nord una stretta striscia per la scale ed il pranzo; tutto ciò organizzato per mezzo di quattro pilastri bassi e massicci, che definiscono la campata centrale del soggiorno. Il lato nord della casa è quasi totalmente coperto da una scogliera ripida. Sotto il livello principale c'è un piccolo ambiente per il riscaldamento e per il magazzino con il bagno di servizio. Sopra, a nord, le stanze da letto con i bagni si raggruppano in serie sempre più strette che vanno da est ad ovest. Ogni stanza da letto ha la sua terrazza; il soggiorno ne ha due, ad est e ad ovest. Terminate le opere in cemento armato del corpo principale, venne il momento di rimuovere le casseforme. L'impresario era terrorizzato oltre ogni dire (forse per la sua cattiva coscienza), e rifiutò di rimuovere l'ultimo palo che sosteneva, partendo dalla terrazza, il grande sbalzo della terrazza. Disgustato, Wright si mise accanto all'operaio che tolse il palo- e la casa resistette. Naturalmente, nei mesi seguenti, ebbe luogo un assestamento notevole degli aggetti. Le sinistre predizioni degli ingegneri avevano a tal punto innervosito mio padre, che per anni egli tenne degli indicatori di livello alle estremità, finchè non apprendemmo tutti che la casa era in movimento continuo sebbene impercettibile, contraendosi ed espandendosi. Persino la rottura dei vetri, che talvolta si verificava a causa del gelo, contribuiva ad accrescere i nostri timori di cedimenti strutturali. Ma questi spettri svanirono col tempo, e infine ci abituammo alla natura di questo edificio e scacciammo ogni timore". In seguito a questa testimonianza, possiamo quindi dire che, nonostante tutte le difficoltà, incontrate nella sua realizzazione, la casa sulla cascata non solo rimarrà per sempre un capolavoro architettonico, ma darà sempre asilo agli uomini e li innamorerà, e attesterà una di quelle vittorie dello spazio e della forma e della luce, che restano incorruttibili.